“A come Andrea”

Cresy Crescenza Caradonna

“A come Andrea”

Quando la vita è divenuta un punto
e hai finito la punteggiatura

quando ti giri e non trovi
consonanti o vocali

quando su quella linea retta
sei sulla china

passa oltre
dove incomincia il vero viaggio


scrivere è faticoso
quando il respiro tace

il foglio diviene pietra
la penna
pesa sul cuore come un macigno

pensi che nulla sia per sempre
tutto sia fatuo
tutto finisca

poi una piccola variopinta farfalla,
di mezza estate,
si posa sul palmo
della mano
così leggiadra e bella
svolazza felice
sorrido
è la vita che continua
che palpita
nonostante tutto


A come Andrea
ma come tante anime divenute stelle
come quella farfalla
che s’alza eterea

dalla mia mano
andando incontro al suo labile e breve destino

buon viaggio maestro
buon viaggio a tutte le anime belle.

Cresy Caradonna


MILANO:tra i miti

Cimitero Monumentale di Milano

MILANO: TRA I MITI

ALDA MERINI
Alda Merini all’anagrafe Alda Giuseppina Angela Merini (Milano, 21 marzo 1931 – Milano, 1º novembre 2009[4]) è stata una poetessa, aforista e scrittrice italiana.

GIORGIO GABER
Giorgio Gaber, pseudonimo di Giorgio Gaberščik (Milano, 25 gennaio 1939 – Montemagno di Camaiore, 1º gennaio 2003), è stato un cantautore, commediografo, regista teatrale e attore teatrale e cinematografico italiano tra i più influenti dello spettacolo e della musica italiana del secondo dopoguerra.


MILLA SANNONER
Milla Sannoner, pseudonimo di Camilla Sannoner (Pesaro, 29 luglio 1938 – Milano, 14 aprile 2003), è stata un’attrice italiana di cinema e televisione che è stata attiva fra gli anni sessanta fino a poco prima della morte, a sessantaquattro anni di età.

 

ARTICOLO CORRELATO SU:
http://wp.me/p28N8b-12m

 

Fotografare è un modo di fare arte

Fotografare è un modo di fare arte
Cresy

Il mare di Molfetta -Bari- Puglia _Italia
In un mio scatto fotografico

10412143_1218706644823580_1377173950_o.jpg

#fotografia #italia #puglia #molfetta #riflessioni

Il mare è senza strade, il mare è senza spiegazioni.

(Alessandro Baricco)

La pioggia nel pineto

English: Viale Gabriele d'Annunzio - Street si...
English: Viale Gabriele d’Annunzio – Street sign in Rome R. IV, Italy.

La pioggia nel pineto

Taci.

Su le soglie del bosco non odo parole che dici umane;

ma odo parole più nuove
che parlano gocciole e foglie lontane.

 

Ascolta.

Piove dalle nuvole sparse:

Piove su le tamerici salmastre ed arse,

piove su i pini scagliosi ed irti divini,

su le ginestre fulgenti di fiori ascolti,

su i ginepri folti di coccole aulenti,

piove su i nostri volti silvani,

piove su le nostre mani ignude, 

su i nostri vestimenti leggieri,

su i freschi pensieri che l’anima schiude novella,

su la favola bella che ierit’illuse,

che oggi m’ilude,

 

o Ermione.

Odi?

 

Da:
 La pioggia nel pineto 
di Gabriele D'Annunzio
 

Italian writer Gabriele D'Annunzio (1863-1938)
Italian writer Gabriele D’Annunzio (1863-1938)

Questa lirica, una delle più belle del D’Annunzio, è tutta tramata di musica e di sogno, evanescente è la situazione narrativa, evanescente la situazione psicologica dei personaggi, l’anima del poeta è obliata nei sensi, attenta alle voci più impercettibili del bosco, alla sua melodia di suoni e di silenzi nel battito impalpabile della pioggia dove avverte il musicale fluire della vita della natura ed
in essa si immedesima totalmente, una sensualità trasfigurata in dolcezza melodiosa nel senso d’una ritrovata e rinnovata armonia vitale

di Cresy Crescenza Caradonna @


Cresy Crescenza Caradonna@


Umberto Saba

25 agostoFile:Umberto Saba.jpg

Umberto Saba (Trieste, Italy)
Umberto Saba (Trieste, Italy)

Umberto Saba pseudonimo Umberto Poli, nasce a Triste il 9 marzo 1883 e muore a Gorizia il 25 agosto 1957 fu:
poeta, scrittore,


aforsta italiano

File:Umberto Saba 1.jpg

 Parlavo vivo a un popolo di morti.

Morto alloro rifiuto e chiedo oblio.  

daEpigrafe  

   

Amai

Amai trite parole che non uno
osava. M’incantò la rima fiore amore,
la più antica difficile del mondo.

Amai la verità che giace al fondo,
quasi un sogno obliato, che il dolore
riscopre amica. Con paura il cuore
le si accosta, che più non l’abbandona.

Amo te che mi ascolti e la mia buona
carta lasciata al fine del mio gioco.

 

Fanciulle

Maria ti guarda con gli occhi un poco
come Venere loschi.
Cielo par che s’infoschi
quello sguardo, il suo accento è quasi roco.

Non è bella, né in donna ha quei gentili
atti, cari agli umani;
belle ha solo le mani,
mani da baci, mani signorili.

Dove veste, sue vesti son richiami
per il maschio, un’asprezza
strana di tinte. È mezza
bambina e mezza bestia. Eppure l’ami.

Sai ch’è ladra e bugiarda, una nemica
dei tuoi intimi pregi;
ma quanto più la spregi
più la vorresti alle tue voglie amica.

 

 

Trieste

Trieste
Ho attraversata tutta la città.
Poi ho salita un’erta,
popolosa in principio, in là deserta,
chiusa da un muricciolo:
un cantuccio in cui solo
siedo; e mi pare che dove esso termina
termini la città.

Trieste ha una scontrosa
grazia. Se piace,
è come un ragazzaccio aspro e vorace,
con gli occhi azzurri e mani troppo grandi
per regalare un fiore;
come un amore
con gelosia.
Da quest’erta ogni chiesa, ogni sua via
scopro, se mena all’ingombrata spiaggia,
o alla collina cui, sulla sassosa
cima, una casa, l’ultima, s’aggrappa.

Intorno
circola ad ogni cosa
un’aria strana, un’aria tormentosa,
l’aria natia.
La mia città che in ogni parte è viva,
ha il cantuccio a me fatto, alla mia vita
pensosa e schiva.

 

 

La malinconia

Malinconia
la vita mia
struggi terribilmente;
e non v’è al mondo, non c’è al mondo niente
che mi divaghi.

Niente, o una sola
casa. Figliola,
quella per me saresti.
S’apre una porta; in tue succinte vesti
entri, e mi smaghi.

Piccola tanto,
fugace incanto
di primavera. I biondi
riccioli molti nel berretto ascondi,
altri ne ostenti.

Ma giovinezza,
torbida ebbrezza,
passa, passa l’amore.
Restan sì tristi nel dolente cuore,
presentimenti.

Malinconia,
la vita mia
amò lieta una cosa,
sempre: la Morte. Or quasi è dolorosa,
ch’altro non spero.

Quando non s’ama
più, non si chiama
lei la liberatrice;
e nel dolore non fa più felice
il suo pensiero.

Io non sapevo
questo; ora bevo
l’ultimo sorso amaro
dell’esperienza. Oh quanto è mai più caro
il pensier della morte,

al giovanetto,
che a un primo affetto
cangia colore e trema.

 

BY

Cresy Crescenza Caradonna

Non ama il vecchio la tomba: suprema
crudeltà della sorte.