10 scatti per Bari Vecchia-Vernissage Mostra Fotografica



10 scatti per Bari Vecchia

Vernissage Mostra Fotografica


Grazie della citazione tratta da una mia poesia/breve racconto di “Bari Vecchia” sulla locandina dell’evento perché fotografare è come scrivere una poesia fatta di emozioni visive, di ricerca e di cuore…complimenti Antonio Tevere la nostra bella città vecchia ne sarà magnificata!

 Bari Vecchia

Passeggio per le stradine della mia città, odore di ragù e di pulito, tra i vicoli donne sull’uscio intente ad impastare e a chiacchierare, parole incomprensibili, mi salutano allegramente. In lontananza odo i rintocchi del vecchio campanile, l’aria è profumata di mare mentre stridenti rondini si librano tra i ruderi di antiche case nobiliari svetta la Basilica di San Nicola. Mi incammino tra gli stretti vicoli di Bari vecchia, la vita scorre lenta lenta tra quei ciottoli pregni di storia. L’odore buono del mare solletica il mio olfatto già estasiato dai mille e più profumi dei vicoli in festa per San Nicola, sì il santo patrono della città : oggi è il giorno a lui dedicato. Una folla di gente accorre verso la muraglia, le vecchie mura della città, brulica con il naso all’insù dove spettacolari fuochi dai colori fantastici illuminano la notte stellata baciata da una argentea luna piena. Io mi perdo nella mia città ingoiata da volti sconosciuti intenti a festeggiare. Stordita dalla calca, ritrovo la via e m’incammino per non so dove ma felice di aver avuto la possibilità di ubriacarmi di vita della bella mia città!

di Crescenza Caradonna

 

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in qualunque forma, senza il consenso dell’Autore.

 

Vernissage Mostra Fotografica
Mercoledì 1 giugno 2016 -ore 21.00-
C.so Italia, 112
BARI


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Posted by Cresy Crescenza Caradonna on Wednesday, June 8, 2016

Il mare senza plastica •Crescenza Caradonna•

‘Il mare senza plastica’

Tempo di primavera le prime uscite al mare segnate da una grave inciviltà la plastica gettata lì tra quell’azzurro salato.
La mia passeggiata sul litorale si sofferma sull’orizzonte, linea sottile sulla quale si adagia leggiadro il cielo oggi ceruleo, mentre alati gabbiani volteggiano divertiti nelle correnti ascensionali  felici e liberi : questa è la mia terra, il mio mare antico di tradizioni millenarie le mie origini di donna del sud.
Attratta da un pescatore, che rammenda la rete con le sue nodose e forti mani, lo osservo, incantata dal suo scuro, rugoso volto bruciato dal sole; quanta storia racchiude in sè quella bellezza d’esser parte integrante del mare quel mare fecondo fonte di vita e di fertilità.

Raccolgo una trucida bottiglia di plastica portata da  un’onda birichina, volgo lo sguardo al pescatore, ai gabbiani, al cielo, al mare ma una lacrima salata mi riga il viso sembra una perla, m’incammino verso la dorata battigia nell’indifferenza silenziosa della gente intenta a sorteggiare coca-cola da rigorosi bicchieri di plastica mentre un bimbo butta in mare l’ennesima bottiglia di pura plastica nell’ignoranza generale senza sapere che per lui il futuro è tutto racchiuso proprio in essa: la plastica.
di Crescenza Caradonna

Susanne sognava i prati verdi -di Crescenza Caradonna

 

 

Susanne sognava i prati verdi
di Crescenza Caradonna

Sognava Susanne, sognava prati verdi, aria pura..sognava da mattino a sera, le dicevano che tutto ciò le sarebbe costato caro ma lei testarda andava avanti per la sua strada, niente e nessuno le faceva cambiare idea, neanche quando la realtà le demolì i sogni per sempre cullati nel suo cuore di eterna fanciulla.
Anni e anni terribili solcarono la sua vita accompagnandola come un’ ombra, prima la morte del suo amato compagno, poi la malattia, sì la nera malattia quella che tutti temono di scoprire, così per caso pensando d’esserne immuni.
Perché proprio io? Si chiedeva…lei Susanne .. bella ma bella di quella bellezza profonda che viene dall’anima …Io?  Perché?
Dolce, ingenua Susanne…ecco cosa c’era dietro l’angolo la tua dose di infelicità!
Ma si sa, tutto il tempo leviga e lenisce, guarisce le ferite anche le più profonde, così Susanne affrontò la malattia anche sul precipizio non mollò mai…la tenacia e la forza l’accompagnavano costantemente quella  forza di sopravvivenza che la riportava sempre a respirare quell’aria tanto pura e sognata.
Dove è ora Susanne?
Che senso ha preso la sua vita?
Certo il lieto fine sarebbe forse ovvio e gratificante ma questa breve storia non lo contempla: Susanne è spirata tra le mie braccia in un caldo mattino d’estate, lì in quel prato verde, lì tra un caldo raggio di sole che prendendola per mano ha traghettato la sua anima nella felicità eterna.
Lacrime su lacrime ..non ho più lacrime ..ma continuo a vivere per lei perché credeva fermamente a quel meraviglioso ” dono ” chiamato ….vita!

Cresy Crescenza Caradonna

Copyright ©2011 Inedita
Tutti i diritti riservati
Ogni riferimento a fatti, luoghi e persone è puramente casuale.

 

 


 


 


 


PREMIO LUPO
CONCORSO LETTERARIO
-Regione Puglia-


 

‘La mia storia’ di Crescenza Caradonna

Nonna Crescenza
Nonna Crescenza

Bari, 4 Luglio 2013

“La mia storia”

Quando si parla di destino come  piccoli frammenti di vita che nel tempo vanno a comporre qualcosa di grande che neppure tu sai spiegarti, quando nel mio nome è stato scritto il destino natale di quello che poi avrei fatto ecco tutto mi appare più chiaro.
Un nome ingombrante da sempre, così strano che sin da piccola non sopportavo tanto che la mia cara mamma lo trasformò come un fulmin a ciel  sereno, folgorata da chissà quali santi, da un giorno all’altro in” Cresy”. Un nome dolce, vagamente straniero che ho amato da subito anche se, francamente, anche lui mi creò e mi crea logorroiche spiegazioni visto la stranezza.
Ora convivo piacevolmente con il mio nome e ringrazio profondamente le due donne più importanti della mia vita: “mia madre e mia nonna”, per questo, quando firmo ciò che esce dalla mia penna,  appongo i due nomi dei quali vado orgogliosa.
Nonna Crescenza è ora un angelo blù e quando alzo gli occhi, lì nel lucente firmamento, guardo la stella più brillante e penso a lei come a un puntino di felicità che riflette la mia anima ogni volta che la cerco nel mio cuore.@

DAL LIBRO DI  39897nlisk85ojicf08e-cs-wh-120x60

Cresy Crescenza Caradonna
“Crescenza : la mia  storia”

G R A Z I E♥


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Ritratto Di CresyCrescenza Caradonna @2014
Ritratto
Di CresyCrescenza Caradonna
@2014

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Tutto sul nome Crescenza – La leggenda di Crescenza Caradonna

 

LEGGENDA DI SANTA CRESCENZA

 

Leggenda di Santa Crescenza

È credenza popolare che San Vito avesse cercato inutilmente di convertire gli abitanti del villaggio di Conturrana, i quali vennero puniti da Dio, per non avere ascoltato la predicazione, con una frana che seppellì l’abitato: si ritiene che il misterioso villaggio sia sotto l’enorme ammasso di pietre in contrada Valanga. L’edicola di Santa Crescenzia ricorda invece il luogo in cui la frana si fermò, risparmiando San Vito, Modesto e la stessa Santa che, trasgredendo l’ordine divino di non voltarsi per non assistere al castigo di Dio, divenne di pietra per lo spavento: secondo un’antica credenza popolare, per scaricare u scantu (paura), bisogna buttare delle pietre dentro l’edicola.

dal portale  web:


Dal Portale Web

eata Crescenza Valls Espi Vergine e martire

26 settembre

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Onteniente, Spagna, 1863 – Puerto de Canals, Spagna, 26 settembre 1936

Crescencia Valls Espí nacque nel 1863 a Onteniente (Valencia) e fu battezzata il 10 giugno 1863 nella chiesa parrocchiale di Santa Maria. Ricevette una formazione di cultura generale. Donna di grande pietà, partecipò quotidianamente all’Eucaristia. Aderì all’Azione Cattolica e ad altre associazioni apostoliche, specialmente per la cura degli ammalati e dei poveri. Fu imprigionata insieme alle tre sorelle: Concepción, Carmen e Patrocinio. Dopo poche ore di prigionia, il 26 settembre 1936 a Puerto di Canals, subirono il martirio al grido di: “Viva Cristo Re!”. La sua beatificazione è stata celebrata da Papa Giovanni Paolo II l’11 marzo 2001.

Martirologio Romano: Nel villaggio di Puerto de Canals nel territorio di Valencia in Spagna, beata Crescenza Valls Espí, vergine e martire, che patì il martirio nel corso della medesima persecuzione contro la fede.

Dicono di lei che sia “esagerata con i poveri”. Ora, se il concetto di esagerazione è sempre soggettivo e commisurato ad un personalissimo metro di valutazione, è pur vero che sempre esprime una modalità “oltre misura”, che suscita ammirazione e in qualcuno anche un po’ di invidia. E la cosa è tanto più autentica se ad esprimerla non è un singolo soggetto, ma rappresenta un comune sentire. Nel caso, poi, di Crescenza Valls Espí è addirittura un coro di voci, perché ognuno vuole ricordare un aspetto di questo suo “esagerato” amore per i poveri. Così c’è chi la ricorda presente in tutte le case in cui è passata una disgrazia, una malattia o una qualsiasi necessità; chi racconta di quando andava ad elemosinare nelle case dei ricchi, per acquistare cibo e medicine per i poveri; chi la dice capace di commuoversi fino alle lacrime davanti ai casi più gravi; chi, solo per fare un esempio, cita l’episodio della ragazza tubercolotica che nessuno vuole curare e che solo lei va ogni giorno a trovare, portandole cibo e medicine. E la sua è una carità che sconfina oltre la morte, perché corre sollecita in ogni casa in cui c’è stato un lutto, per consolare chi resta e per aiutare a pagare il funerale a chi non ce la fa. È nata nel 1863 a Onteniente (Valenza) e la sua vita si svolge tutta qui: in casa, dove lavora come ricamatrice, provvedendo a mantenere sé e la famiglia, mentre tutto quel che sopravanza è destinato ai miserabili che visita ogni giorno; in chiesa, dove si reca quotidianamente e magari più volte al giorno. È donna dalla comunione quotidiana e dalla confessione frequente, con una buona direzione spirituale e una devozione particolarissima al sacro Cuore e alla Madonna. Tutto qui, niente di più per questa donna estremamente semplice, dalla cultura elementare acquisita presso le Suore di San Vincenzo, che soprattutto le hanno insegnato ad essere un’autentica cristiana. E tanto le basta per prepararsi ad un sì definitivo e coraggioso per Cristo che le farà guadagnare la corona del martirio. Mentre in paese sono ammirati per il suo attivismo, il suo impegno e la sua carità senza limiti., per gli “altri”, cioè per quelli che nel 1936 stanno mettendo a ferro e fuoco la Spagna, altro non è che una bigotta, che a 73 anni suonati, con il suo esempio contagioso e la sua fede forte, è estremamente pericolosa per i loro progetti rivoluzionari. Sanno che è iscritta alla Compagnia delle Figlie di Maria e all’Apostolato della Preghiera, che è attivissima tra le Donne della San Vincenzo, che è uno dei pilastri della locale Azione Cattolica e della Compagnia del Carmine: elementi più che sufficienti per classificarla tra le “cattoliche ferventi” e con questo capo di accusa condannarla a morte. Cominciano a farle giungere più o meno velate minacce e intimidazioni, a gennaio 1936 il sindaco di Onteniente la denuncia come cattolica al governatore di Valenza, ma il mese dopo lei è di nuovo in prima linea durante la campagna elettorale, per difendere la fede e incoraggiare alla fedeltà al Papa. Sa che tutto questo può costarle la vita, ma non cambia le sue abitudini, non diminuisce il suo impegno e non prende precauzioni, perché, dice, il massimo che possono farle è “ammazzarla per Dio”. Il 26 settembre 1936 i miliziani irrompono in casa sua poco prima di mezzogiorno e la arrestano insieme alle sue tre sorelle. Resta in carcere dodici ore appena e non viene neppure processata, perché la sentenza di morte è già stata emessa la sera prima dell’arresto. A mezzanotte, nel porto di Ollería, si sentono degli spari, ma soprattutto delle grida che altro non sono che una confessione di fede ad alta voce: “Moriamo per Dio. Viva Cristo Re”. Tra questi martiri per la fede c’è Crescenza Valls Espí, “esagerata” non solo con i poveri ma anche nella professione della sua fede, che l’11 marzo 2001.Giovanni Paolo II ha proclamato beata, insieme ad altri 232 martiri spagnoli.


Autore: Gianpiero Pettiti

Da sempre festeggio il mio onomastico  il 1 Giugno come faceva anche la mia cara nonna dalla quale ho ereditato il nome che è diventato nel tempo un delizioso diminutivo «Cresy» creato dalla mia gentile mamma quando ancora ero in fasce…GRAZIE MAMMA! 


Nonna Crescenza: la mia storia

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Cresy
Crescenza Caradonna

Abbraccio

‘Un giorno credi’ di Crescenza Caradonna

 


«Un giorno credi»

Un giorno credi di svegliarti in un mondo in cui rosa sono gli alberi, viola i prati, rossi i mari, indaco le montagne, arancione i cieli, poi apri gli occhi e sbatti il muso sull’asfalto nero e ti chiedi il perché, ti interroghi sui se, ti domandi il come la vita possa essere così bella ma anche tanto crudele da toglierti tutta l’energia dell’anima per risucchiarla in un vortice senza fine.
Un giorno ho creduto che tutto fosse azzurro come il mare d’estate ma ora quel mare è diventato abisso che tutto attira e distrugge inesorabilmente…tutto e niente, chiaro e scuro, bene e male, giovane e vecchio, racchiusi in uno piccolo scrigno, vissuto amato detestato e poi volato tra le trame impalpabili della vita.@

di Crescenza Caradonna

(Le situazioni ed i fatti raccontati sono immaginari 
e frutto di fantasia)

 

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La girandola dei colori di Crescenza Caradonna

                                                                                 
 
 

  I     C O L O R I

Colori colori ma quanti colori!
Immaginare un mondo in bianco e nero mi renderebbe spudoratamente infelice:
i colori animano qualsiasi cosa, rallegrano ti fanno sorridere.
” Ma una vita senza colori cosa sarebbe “?
Sarebbe un bimbo senza la sua mamma, un uomo senza la sua donna, il cielo senza terra, il mare senza pesci.
Colori, colori, colori ..è il tutto è il niente!
Provate a soffiare su di una girandola dai mille colori …tutto diventa candido, bianco s’annullano i colori, si fondono rendendo tutto magico ed evanescente.
Stasera guardo estasiata il tramonto dalla mia finestra, mi perdo negli aranci,
amaranti e rossi che si presentano prepotenti ai miei meravigliati occhi : che spettacolo meraviglioso!
Come vorrei fermarlo nei miei ricordi, sì fermarlo prima che i miei occhi
si spengano per sempre nel buio del profondo nero.


Fagocito i colori dell’anima
nell’anima mia,
candida come girandola al vento.@

 
5 marzo 2012 @ 
Cresy Crescenza Caradonna
 (Fatti e situazioni puramente immaginari)
Italiano: I colori della natura
Italiano: I colori della natura (Photo credit: Wikipedia)

	

La badante di Cresy Crescenza Caradonna

Riflessione di Cresy@
Riflessione
di Cresy@

La badante:
«Una storia semiseria»

1 giorno

Vedere il mondo da una carrozzina, immobile senza l’uso di braccia e di gambe ma solo con l’uso della fioca parola ecco come mi ritrovai quel maledetto giorno di settembre.
Un sole accecante mi penetrò negli occhi da quel fastidioso finestrino d’ospedale, quanto mi dava noia del caldo raggio autunnale appena sveglio dal coma dopo l’incidente stradale: questo ero io solo un vegetale capace di vedere quello spicchio di cielo così azzurro e terso disteso dal mio letto abbagliato dalla luce più intensa mai vista in trent’anni di vita.
Ora capivo quanto bella fosse stata la mia esistenza prima, quanto ne avevo sprecata senza rendermene conto e quanto breve e  dolorosa  sarebbe stata negli anni o forse mesi o giorni futuri, tuttavia ero vivo  questo contava più di tutto per me, vivo vivo come non mai.

2 giorno

“Signor Giovanni, signor Giovanni le presento Maryel la sua badante!”
La guardai sbalordito, mi avevano messo la badante, una grassa, grossa donna sui quaranta, scura dai sfavillanti denti perfettamente bianchi e dall’accento perfettamente straniero che mi osservava con semiseria attenzione e disponibilità   illimitata.
Ribellarmi? Come avrei potuto farlo, accettai così il giorno successivo ero a casa mia con la mia badante di colore Maryel.

3 giorno 

Casa mia: una maestosa villa immersa nella campagna lodigiana dove tutto parlava di me, la dimora più ambita dalla borghesia del luogo che prima dell’incidente, animava di un continuo chiacchiericcio i miei salotti serali, ed ora… “Dov’erano andati?” Dileguati in sordina perchè la malattia spaventa, sì spaventa anche chi fino a poco tempo fa, mangiava e beveva alla mia tavola ricca di bella gente famosa.

4 giorno

 Sono solo nel mio letto, Maryel è accanto alla mia camera, comunichiamo attraverso un piccolo aggeggio tecnologico sempre ben incollato al suo immenso collo, grido lei corre da me anche questa volta mi ha salvato la vita : rischiavo di morire soffocato dai miei stessi respiri avidi sempre d’ aria.
La mia badante non parla molto spesso ma oggi si siede accanto a me mi guarda dritto dritto negli occhi, gli unici  organi  che ancora percepisco parte di me, mi prende le mani e tutto sembra si colori all’improvviso: i muri, le tende… e quel cielo quel magnifico cielo  diventato un infinito arcobaleno.

4 mesi dopo

Sono in Marocco la carrozzina  le mie gambe, Maryel tutto il resto, sono felice, lei, la mia grassa, grossa, colorata badante è con me e forse un giorno la sposerò, la ricca borghesia della provincia lodigiana è lontana molto lontana, forse lo è sempre stata senza che ne avessi la reale consapevolezza: è iniziata la mia nuova vita, la mia vera vita inizia ora.@

Fatti e personaggi sono frutto di fantasia
27 dicembre 2013 @ 
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diCresy Crescenza Caradonna


28 settembre: Storia di una nascita

28 settembre:
<< Storia di una nascita >>

Erano giorni che passavo il tempo a fantasticare su come sarebbe stato quel bimbo che a giorni sarebbe nato, avrebbe avuto gli occhi neri come la sua mamma o forse le mani grandi del papà o ancora i capelli folti e neri dei suoi avi? Risposte che mi passavano nella mente tra un libro da leggere e mille pensieri che vagavano nella mia mente alla velocità della luce. Notti insonni a pensare ma le mie braccia erano impazienti di cullare la creatura che per tutti quei mesi aveva preso possesso del mio corpo nutrendosi di me, respirando con me, in una simbiosi che sembrava non sarebbe mai finita. Poi una fresca mattina di un 28 settembre ormai tanto lontano, il miracolo si compì: quel piccolo esserino vide la luce e poi l’aria e poi la sua mamma inghiottendone la vita con grandi respiri d’amore.
Il cielo mi apparve di un azzurro che mai più avrei rivisto mentre stringevo al petto un bruno piccolino dalle rosate guance e dagli occhi di un nero scintillante che incrociando i miei, mi resero la donna più felice del mondo.
Dare la vita è l’avventura più straordinaria che possa capitare alla donna: è per sempre e per sempre non resterà mi più sola.@

 

Breve Racconto di  di DEDICATO A SIMONEgif-animata-festività-festa-della-mamma_28515 

‘La mia storia’ di Crescenza Caradonna detta Cresy

 

Nonna Crescenza
Nonna Crescenza

Bari, 4 Luglio 2013

 “La mia storia”

Quando si parla di destino come  piccoli frammenti di vita che nel tempo vanno a comporre qualcosa di grande che neppure tu sai spiegarti, quando nel mio nome è stato scritto il destino natale di quello che poi avrei fatto ecco tutto mi appare più chiaro.
Un nome ingombrante da sempre, così strano che sin da piccola non sopportavo tanto che la mia cara mamma lo trasformò come un fulmin a ciel  sereno, folgorata da chissà quali santi, da un giorno all’altro in “Cresy”. Un nome dolce, vagamente straniero che ho amato da subito anche se, francamente, anche lui mi creò e mi crea logorroiche spiegazioni visto la stranezza.
Ora convivo piacevolmente con il mio nome e ringrazio profondamente le due donne più importanti della mia vita: “mia madre e mia nonna”, per questo, quando firmo ciò che esce dalla mia penna,  appongo i due nomi dei quali vado orgogliosa.
Nonna Crescenza è ora un angelo blù e quando alzo gli occhi, lì nel lucente firmamento, guardo la stella più brillante e penso a lei come a un puntino di felicità che riflette la mia anima ogni volta che la cerco nel mio cuore.@

 

Cresy Crescenza Caradonna
” Crescenza : la mia  storia”

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