BENVENUTO OTTOBRE

Poesia di Vincenzo Cardarelli
“Mattini d’ottobre”

Di giorno in giorno il sole
si fa sempre più pallido.

E’ un pallore che fiacca i nervi
e l’anima rattrista:
un’agonia di luce che si spegne,
un singhiozzo che muore lentamente.
In queste mattine d’ottobre
io vagolante in mezzo alla ressa
vo come un’ombra che cader potrebbe
senza rumore,
assaporando il sole d’autunno
ch’è il solicello della lunga morte.

https://pugliadaamare.wordpress.com/2018/10/01/benvenuto-ottobre/

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OGGI Nasce Emily Dickinson

Accadde oggi – 10/12/1830

Emily Dickinson la poesia sboccia tra le mura di casa

Nata da una famiglia in vista di Amherst, nel Massachussets, scopre giovanissima la sua vocazione poetica, che la spinge a rinchiudersi in sé stessa, nell’ “isola felice” della sua stanza, da dove, con la fantasia, sente di poter spaziare dappertutto. Muore di nefrite nella casa dov’è nata, il 15 maggio 1886  

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Accadde oggi – 24/04/1915


PER NON DIMENTICARE

Accadde oggi – 24/04/1915

Il genocidio del popolo armeno

In seguito all’arruolamento di un gran numero di Armeni nell’esercito russo, il governo dei “Giovani Turchi” ordina numerosi arresti all’interno delle comunità armene, cominciando da quella di Istanbul.

Cominciano le marce della morte, deportazioni verso il centro dell’Anatolia, che coinvolgono un milione e duecentomila persone, massacrate dalle milizie turche o sfinite dalle malattie o dalla fame. Il 24 aprile è il giorno in cui gli Armeni commemorano il genocidio del loro popolo.

 


Accadde oggi – 05/10/1947

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Accadde oggi – 05/10/1947

Muore EMANUELE Modigliani

fondatore del partito socialdemocratico

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Muore Giuseppe Emanuele Modigliani, detto Menè. Nato a Livorno nel 1827 da una famiglia della borghesia ebraica, primogenito di quattro figli, l’ultimo dei quali era il pittore Amedeo Modigliani, dopo la laurea in legge si dedica alla politica. Socialista, avvocato di parte civile nel processo per l’assassino di Giacomo Matteotti, nel 1926 è costretto ad emigrare in Francia come tanti altri dirigenti antifascisti. Perseguitato in Francia dal governo collaborazionista di Vichy, nel 1943 ripara in Svizzera.

Rientra in Italia, insieme a Ignazio Silone, negli ultimi mesi del 1944. Nel giugno del 1946 sarà eletto all’Assemblea Costituente.

Nel gennaio del 1947 Modigliani seguirà Saragat nella fondazione del futuro Partito socialdemocratico italiano di cui assumerà la presidenza fino alla morte.

da RaiStoria

MODIGLIANI, Giuseppe Emanuele. – Nacque a Livorno il 28 ott. 1872, da Flaminio e da Eugenia Garsin, in una famiglia della borghesia ebraica, primogenito di quattro fratelli, l’ultimo dei quali, Amedeo, fu il celebre pittore. Iscrittosi alla facoltà di giurisprudenza dell’Università di Pisa, ebbe come docenti E. Ferri e A. Zerboglio, la cui influenza fu determinante nell’avvicinare il M. al socialismo.

Tra i fondatori, nel 1894, della sezione livornese del Partito socialista, fu eletto l’anno successivo consigliere comunale della sua città, quindi segretario della Federazione socialista toscana. Laureatosi in giurisprudenza, mise l’attività professionale al servizio della battaglia politica, difendendo nel 1896 i dirigenti della Camera del lavoro di Livorno accusati di incitare all’odio tra le classi. Iniziò a collaborare con la stampa di partito e nel 1898 fu chiamato a Piacenza per dirigere il settimanale socialista La Montagna ma, appena giunto nella città emiliana, fu arrestato. Trasferito a Firenze fu portato davanti al tribunale militare, che lo condannò a nove mesi di carcere.

Al VI congresso socialista (Roma, 8-11 sett. 1900) il M., schierato con la corrente riformista di F. Turati, presentò un ordine del giorno che dava il via libera ad alleanze locali con altre formazioni di sinistra.

A Livorno i socialisti aderirono al blocco popolare che vinse le elezioni ed espresse una giunta di cui il M. fece parte come assessore al dazio consumo, ma nel gennaio 1903, delusi dall’esperienza amministrativa, ritirarono il loro sostegno. Contrario a tale scelta il M. si trovò in minoranza e nel 1904 non fu delegato all’VIII congresso nazionale, che vide prevalere la sinistra intransigente e rivoluzionaria. Lo scontro interno al Partito socialista italiano (PSI) assunse a Livorno toni particolarmente aspri sulle pagine dei settimanali L’Azione socialista, diretto dal M. ed espressione dei riformisti, e La Parola dei socialisti, voce delle correnti rivoluzionarie.

Il riformismo del M. aveva caratteri originali, distinguendosi da quello che egli definiva «piccolo operaio» legato al mondo sindacale o cooperativo. Pur avendo maturato una significativa esperienza sindacale come organizzatore dei «bottigliai» (nel 1901 condusse la categoria alla conquista del contratto collettivo nazionale, il primo sottoscritto in Italia) il M. assegnava al partito il primato nella rappresentanza degli interessi generali della classe lavoratrice.

Al congresso di Firenze (19-22 sett. 1908), allorché i riformisti tornarono alla guida del partito, il M., pur senza rompere con la corrente d’appartenenza, assunse tuttavia una posizione distinta, trovandosi d’accordo con G. Salvemini su una serie di punti: dalla battaglia per il suffragio universale al rifiuto del riformismo «corporativo», dall’opposizione al sistema giolittiano al rilievo dato alla questione meridionale. L’XI congresso (Milano, 21-25 ott. 1910), che confermò i riformisti alla guida del PSI, rese però evidenti le divisioni al loro interno tra i seguaci di Turati, la sinistra guidata dal M. e la destra di L. Bissolati.

A scompaginare ulteriormente le file riformiste intervenne la guerra di Libia, che provocò l’uscita di Salvemini dal partito e, con motivazioni opposte, l’espulsione di Bissolati, I. Bonomi e A. Cabrini decisa dal XIII congresso (Reggio Emilia, 7-10 luglio 1912). In quella sede il M., dissentendo dalla linea prudente di Turati, auspicò un’opposizione più dura contro il governo.

Eletto alla Camera il 26 ott. 1913 nel collegio di Budrio-Molinella, già nel corso della sua prima legislatura il M. emerse come una delle figure di spicco dell’aula, in virtù degli oltre cento interventi svolti e di una perfetta conoscenza del regolamento e delle prerogative parlamentari. La sua voce si levò contro l’impresa libica e quindi contro l’intervento dell’Italia nella guerra mondiale, denunciando le speculazioni affaristiche, gli errori del governo e dei comandi militari e la dura disciplina imposta ai soldati al fronte. Il M. fu uno dei protagonisti delle iniziative pacifiste del movimento socialista europeo.

Il 27 sett. 1914 partecipò alla conferenza socialista italo-svizzera di Lugano, che denunciò la guerra come strumento del capitalismo per conquistare nuovi mercati e opprimere il proletariato. Fu estensore, insieme con C. Rakovskij e L. Trotskij, dell’ordine del giorno approvato dalla conferenza dell’Internazionale socialista di Zimmerwald (5-8 sett. 1915), e alla successiva conferenza di Kienthal (24-30 apr. 1916) condannò il comportamento di quei partiti che avevano fatto prevalere la propria ragion di Stato sulla solidarietà internazionalista. La sua posizione non gli impedì di partecipare alle due conferenze socialiste dei paesi alleati sui problemi della pace, che si tennero a Londra nel 1918.

Un passaggio del suo intervento nel quale auspicava «una pace qualunque» fu preso a pretesto dai suoi avversari politici per attaccarlo e per far votare, in sua assenza, dal Consiglio comunale di Livorno, un ordine del giorno che esprimeva «il più profondo disprezzo» verso quanti, invocando, come in Russia, una «pace di servi» deprimevano lo spirito pubblico. Indignato per l’attacco, il 3 maggio 1918 il M. si dimise dal Consiglio, ma tornò a farne parte dopo le elezioni del 7 nov. 1920 con le quali i socialisti conquistarono per la prima volta il Comune, confermando il successo ottenuto l’anno prima alle politiche.

La lotta contro la guerra aveva accresciuto la popolarità del M., che tornò alla Camera riportando il maggior numero di voti nel collegio Pisa-Livorno. Di lì a poco il suo ruolo fu però messo in discussione dalla crescente influenza nel Partito socialista dei massimalisti e dei gruppi anarchici.

La suggestione degli eventi russi, i moti contro il caro vita, l’occupazione delle fabbriche concorsero a determinare il distacco dal gradualismo del M. di parti importanti del movimento operaio e socialista livornese. All’interno di un partito quasi interamente sedotto dalla prospettiva rivoluzionaria il M. si ostinava a battersi per un’aggregazione delle forze progressiste intorno alla formula «Costituente e Repubblica». La sua proposta cadde nel vuoto mentre egli stesso veniva additato da Lenin come uno dei dirigenti riformisti di cui occorreva liberarsi per poter creare in Italia il partito rivoluzionario.

Vittima di due aggressioni squadriste – il 20 luglio 1920 a Roma e il 1° maggio 1921 sul treno Pisa-Viareggio – il M. fu tra i patrocinatori del patto di pacificazione tra socialisti e fascisti del 3 ag. 1921 e fautore di un’intesa di governo tra il PSI e le forze della borghesia laica e cattolica in funzione antifascista. Questa linea «collaborazionista» fu censurata dal XIX congresso del PSI (Roma, 1-4 ott. 1922), che decise l’espulsione dei riformisti. Il 4 ottobre il M., con Turati, C. Treves e G. Matteotti, diede vita al Partito socialista unitario (PSU).

Il 16 novembre 1922 il M., interrompendo B. Mussolini che aveva definito «sorda e grigia» l’aula di Montecitorio, insorse al grido di «Viva il Parlamento!». Dopo le elezioni del 6 maggio 1924 denunciò la violazione del regolamento, compiuta a suo avviso dal presidente della Camera convalidando in blocco gli eletti nel «listone» di maggioranza. Durante la secessione dell’Aventino si adoperò per realizzare le più ampie intese tra le forze antifasciste.

Avvocato di parte civile nella fase istruttoria del processo Matteotti, il M. fu oggetto di ripetute intimidazioni, fu ancora aggredito dai fascisti ed ebbe la casa devastata. Decise allora d’intraprendere la via dell’esilio, stabilendosi per un breve periodo in Austria, accolto dai leader socialdemocratici O. Bauer e F. Adler. Raggiunse poi la numerosa comunità di esuli antifascisti italiani di Parigi, dove divenne direttore del quindicinale Rinascita socialista, organo ufficiale del Partito socialista dei lavoratori italiani (denominazione assunta dai riformisti in esilio, che il M. rappresentò in seno alla Concentrazione antifascista). Dopo essersi battuto per la riunificazione tra riformisti e massimalisti, raggiunta nel luglio 1930, fu ostile al Patto di unità d’azione con i comunisti, sottoscritto nell’agosto 1934.

Fedele allo spirito di Zimmerwald, non condivise la tesi della guerra democratica sostenuta da P. Nenni e G. Saragat e la loro solidarietà alle potenze alleate. Ribadì l’idea della guerra come scontro tra imperialismi a danno dei popoli in un documento presentato nel 1941 a un convegno socialista a Tolosa, che può essere considerato il suo testamento politico.

Con l’invasione tedesca della Francia il M., obbligato a denunciarsi come ebreo, si trovò esposto ad alti rischi, cui si sottrasse fuggendo, insieme con la moglie Vera Funaro, in Svizzera. Internato e successivamente liberato rientrò in Italia nell’ottobre 1944 per riprendere il suo posto nelle file del Partito socialista. Membro della Consulta e dell’Assemblea costituente, l’11 genn. 1947 partecipò alla scissione di palazzo Barberini promossa da G. Saragat e aderì al nuovo Partito socialista dei lavoratori italiani.

Il M. morì a Roma il 5 ott. 1947.

Fra i suoi scritti si ricordano: La fine della lotta per la vita tra gli uomini, Milano-Palermo 1900; Dietro la facciata di un combattente. Lettere di G.E. M. ai genitori e alla sorella, Roma 1971; Discorsi parlamentari, ibid. 1975.

Fonti e Bibl.: Roma, Archivio Centrale dello Stato, Ministero dell’Interno, Dir. Generale pubblica sicurezza, Divisione affari generali, Casellario politico centrale, ad nomen; Carte Modigliani; A. Malatesta, I socialisti italiani durante la guerra, Milano 1926, ad ind.; U.G. Mondolfo, G.E. M. in Figure del primo socialismo italiano, Torino 1951, pp. 71-77; G.E. M., a cura di G. Funaro, Livorno 1952; G. Funaro, Vita livornese di G.E. M. in Rivista di Livorno, II (1952), 5, pp. 261-274; A. Schiavi, Esilio e morte di Filippo Turati (1926-1932), Roma 1956, ad indicem; E. Tagliacozzo, G. Salvemini nel cinquantennio liberale, Firenze 1959, ad indicem; L. Ambrosoli, Né aderire né sabotare, 1915-1918, Milano 1961, ad ind.; G. Salvemini, Opere, VI, Scritti sul fascismo, I-III, Milano 1961-74, ad ind.; A. Arena, Formazione ideale e prima attività politica di G.E. M., in Movimento operaio e socialista, VIII (1962), 1, pp. 3-34; Istituto Giangiacomo Feltrinelli, Documenti inediti dell’Archivio Angelo Tasca. La rinascita del socialismo italiano e la lotta contro il fascismo dal 1934 al 1939, a cura di S. Merli, Milano 1963, ad ind.; L. Valiani, Il Partito socialista italiano nel periodo della neutralità 1914-1915, Milano 1963, ad ind.; E. Riboldi, Vicende socialiste. Trent’anni di storia italiana nei ricordi di un deputato massimalista, Milano 1964, ad ind.; G. Arfè, Storia del socialismo italiano (1892-1926), Torino 1965, ad ind.; R. De Felice, Mussolini il rivoluzionario, 1883-1920,Torino 1965, ad ind; Id., Mussolini il fascista, I, La conquista del potere 1921-1925, ibid. 1966, ad ind.; A. Angiolini, Socialismo e socialisti in Italia, Roma 1966, ad ind.; N. Badaloni, Democratici e socialisti livornesi dell’Ottocento, Roma 1966, ad ind.; G. Manacorda, Il socialismo nella storia d’Italia, Bari 1966, ad ind.; L. Albertini, Epistolario 1911-1926, a cura di O. Bariè, I-IV, Milano 1968, ad ind.; D. Veneruso, La vigilia del fascismo, Bologna 1968, ad ind.; L. Cortesi, Il socialismo italiano tra riforme e rivoluzione. Dibattiti congressuali del PSI, 1892-1921, Bari 1969, ad ind.; A. Landuyt, Le sinistre e l’Aventino, Milano 1973, ad ind.; M. Degl’Innocenti, Il socialismo italiano e la guerra di Libia, Roma 1976, ad ind.; E. Ragionieri, Il movimento socialista in Italia (1850-1922), Milano 1976, ad ind.; P. Nenni, Storia di quattro anni 1919-1922, Milano 1976, ad ind.; N. Badaloni – F. Pieroni Bortolotti, Movimento operaio e lotta politica a Livorno 1900-1926, Roma 1977, ad ind.; G. Mammarella, Riformisti e rivoluzionari nel Patito socialista italiano: 1900-1912, Venezia 1981, ad ind.; T. Detti, Il socialismo riformista in Italia, Milano 1981, ad ind.; B. Vigezzi, Il PSI, le riforme e la rivoluzione (1998-1915), Firenze 1981, ad ind.; G.E. M. e il socialismo italiano, Roma 1983; V. Modigliani, Esilio, Roma 1984; L’Italia in esilio. L’emigrazione italiana in Francia tra le due guerre, Roma s.d. [ma 1984], ad ind.; A.G. Casanova, G.E. M. in Il Parlamento italiano. Storia parlamentare e politica dell’Italia 1861-1992, X, La crisi dello Stato liberale. Da Nitti a Facta 1920-1922, Milano 1988, pp. 299, 426 s.; D. Cherubini, G.E. M. Un riformista nell’Italia liberale, Milano 1990; N. Dell’Erba, Il socialismo riformista tra politica e cultura, Milano 1990, ad ind.; G. Sabbatucci, Il riformismo impossibile. Storie del socialismo italiano, Roma-Bari 1991, ad indicem; Il socialismo al bivio. L’archivio di Giuseppe Faravelli 1945-1950, a cura di P.C. Masini – S. Merli, Milano 1991, ad ind.; Archivio Turati, a cura di A. Dentoni-Litta, Roma 1992, ad ind.; M. Ridolfi, Il PSI e la nascita del partito di massa. 1892-1922, Roma-Bari 1992, ad ind.; Z. Ciuffoletti, Storia del PSI, I, Le origini e l’età giolittiana, Roma-Bari 1992, ad ind.; R. Zangheri, Storia del socialismo italiano, I-II, Torino 1993-97, ad ind.; Giuseppe Emanuele l’altro Modigliani. Pace, Europa e Libertà. Mostra storico documentaria (Roma-Livorno, ottobre-dicembre 1997), a cura di D. Cherubini et al., Roma 1997; Filippo Turati e i corrispondenti italiani nell’esilio (1927-1932), I, 1927-28, a cura di S. Fedele, Manduria 1998, ad ind.; L’album dei volti e dei ricordi. L’esilio nei pensieri, immagini e ricordi di Vera Modigliani, a cura di L. Montevecchi – V. Simonelli, Jesi 1999; G. Arfè, I socialisti del mio secolo, Manduria 2002, pp. 435-461; D. Cherubini, G.E. M. dalla paix quelconque alla europeizzazione della Società delle nazioni, Roma 2008; M. Donno, Socialisti democratici. G. Saragat e il PSLI (1945-1952), Soveria Mannelli 2009, ad ind.; Il movimento operaio italiano, Dizionario biografico, III, s.v.; Enciclopedia dell’antifascismo e della Resistenza, III, sub voce.

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