Poesia Pittura Musica -Serata d’Arte- presso Carenza Belle Arti (BA)

PUGLIA D'AMARE

Poesia Pittura Musica
-Serata d’Arte-

Venerdì 28 giugno ore 18:00 si svolgerà una serata di:
“POESIA PITTURA MUSICA” presso CARENZA BELLE ARTI in
Via Piccinni, 158 a Bari.

Presenziano:
Crescenza Caradonna (scrittrice )
Enrica Carenza (artista)
Vinicio Coppola (giornalista- critico d’arte- scrittore))
Ruggero DitePa (artista)
Luciano Anelli (giornalista)
Nicola Cutino (Storiografo-linguista)

ALLIETERA’ la serata M°Milena De Magistris (Violinista)
Opere in mostra di Domenico Berardi (artista)

Durante la serata d’arte saranno presentati quattro giovani artisti: Maria De Carne, Davide Parisi, Giusy De Pasquale e Alessandro Schino che esporranno le loro opere.

Poeti e poetesse reciteranno poesie a tema.
Interverrà la dott.ssa Stefania Natalina Piemontese per esporre il progetto: “Un bambino meraviglioso…Gabriele”.

#pugliadaamareonline#CresyComunicazioni#Arte#Poesia#Musica

ORGANIZZAZIONE EVENTO/SERATA Cresy Caradonna
CONTATT/INFO:
pugliadaamareonline@gmail.com

Poesia Pittura Musica
-Serata d’Arte-

CARENZA BELLE ARTI
Via Piccinni, 158 Bari
ore 18:00
INGRESSO LIBERO

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VIII EDIZIONE EXPO D’ARTE CONTEMPORANEA E POESIA “AVALON IN ARTE” – Cava De’ Tirreni” attestato a Crescenza Caradonna

PUGLIA D'AMARE

VIII EDIZIONE EXPO D’ARTE CONTEMPORANEA E POESIA
“AVALON IN ARTE”

Cava De’ Tirreni -SALERNO-

Attestato DI PARTECIPAZIONE a Crescenza Caradonna

VIII EDIZIONE EXPO D’ARTE CONTEMPORANEA E POESIA “AVALON IN ARTE”
Insignita di Attestato DI PARTECIPAZIONE Cresy Crescenza Caradonna​
L’autrice artecipa con due sue poesie ispirate a due opere artistiche esposte

Salerno #arte #poesie #expo #pugliadaamareonline #cresycaradonna

Curatrice evento Dina Scalera

“ALBA DALL’EST”
opera di INNA STETS associata alla poesia
“VISIONI ONIRICHE” di CRESY CRESCENZA CARADONNA
in esposizione A AVALON IN ARTE 2019
https://wp.me/p83ry9-ddi

“Distacchi” opera di Patrizia Papini
associata alla poesia “Radici” di Cresy Crescenza Caradonna
in esposizione A AVALON IN ARTE 2019
https://wp.me/p83ry9-dd2



Crescenza Caradonna

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L’artista pugliese Ricarda Guantario riceve il premio eccellenza Europea delle arti

PUGLIA D'AMARE

L’artista
pugliese Ricarda Guantario riceve

il premio eccellenza Europea delle arti

Reflection di Ricarda Guantario

A fronte di una generale “disumanizzazione” della società imposta dal conformismo sociale e mediatico, Ricarda Guantario dinnanzi agli ingorghi delle avanguardie e alla situazione di tilt dovuta al periodo del postmoderno, lancia una provocazione a quelli che sono i “valori” attuali, invitando quindi ad una profonda riflessione su cosa sia la “verità” intesa sia in senso concreto, sia in senso spirituale, presente nella natura di ogni essere umano, invitando i fruitori a saper riconoscere la propria essenza e dando valore alla proprio sè, per il raggiungimento dell’autentica felicità, punto di accesso alla libertà, non quella comunemente definita tale. Ne è esempio l’opera “Even the true is present”. Altro elemento ricorrente nelle opere di Ricarda Guantario è il simbolo della spirale con il suo immenso potere che rappresenta il percorso di infinita evoluzione che termina nel…

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Grembo Poesia di Cresy Caradonna

 Grembo

 

Falò rovente
quel grembo d’amore

la pelle abbronzata sul suo petto
 coperta solo di perline

mosso da un vento bollente nell’odore serale
i capelli paiono in fiamme nella luce rossa dell’ alcolva

rotola una perla tra le unghie dipinte di nero
nel delirio erotico si tinge l’amore

Copyright © 2011 Inedita
Tutti i Diritti riservati

20 maggio 2011 @ 08:37

Pubblicata anche su:

L’emozione vibra tra colori e pennelli.. …e …nasce una poesia!

http://www.scrivere.info/poesia.php?poesia=206400

‘Croce’ di Cresy. Caradonna Crescenza

Croce

Mi incammino su per il colle
una croce
svetta nel cielo
la circondano mille sassi

un fiore
solo un fiore
spunta nell’arida terra,

come vorrei pregare
ai piedi di quell’umile croce lignea
intrisa di sangue e lacrime
di un uomo
che si immolò per essa.

diCrescenza Caradonna ©

Disegno di Cresy Caradonna



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TALENTI EMERGENTI a cura di Crescenza Caradonna

 


 TALENTI EMERGENTI
a cura di 16681820_1573168952710679_5371882848238059977_nCrescenza Caradonna


Posto una poesia di un’autrice emergente Simona Polo conosciuta recemente ad una serata poetica svoltasi a Valenzano ( Bari ).

“Nel fiore dei tuoi anni” una poesia scritta con un linguaggio moderno e contemporaneo, si rivolge a chi si trincera in se stesso, chiuso in un mondo nel quale niente filtra eccetto i mille pensieri  che vagano liberi  alla ricerca di qualcuno o qualcosa che possa dare un senso alla sua esistenza, senza fermarsi alla superficialità di chi osserva solo per criticare e sondare senza cognizione di causa, l’altrui agire.©

Crescenza Caradonna

Immagine correlata

 

Nel fiore dei tuoi anni

Dedicato
a chi ha trascorso intere giornate
nei propri pensieri,
dimenticando di vivere,

a chi ha temuto di non farcela,
e puntualmente ce l’ha fatta,

a chi ha osservato
oltre un semplice sguardo,

dedicato
a chi non trova il proprio posto,
agli universi sconosciuti,

a chi ha creduto profondamente
fingendo di non farlo per niente;

ma dedicato anche a te,
fermo alle apparenze
e ormai nel più profondo dei pregiudizi.

di Simona Polo

(Rieditata da C.C.)

ARTICOLO CORRELATO SU:
DUE POETESSE A CONFRONTO     -Clicca quì-


Puglia da amare Quotidiano d’informazione

PER E CON I TALENTI EMERGENTI
INFO/CONTATTI:  cresy.caradonna@gmail.com


È questa la vita? Il viaggio di Angelica

Opera di Tamara de Lempicka

  È questa la vita?  Il viaggio di Angelica

Un vagito irruppe nella notte, una vita stava vedendo la luce..scivolò leggera lieve come una piuma dal grembo che l’aveva custodita e nutrita, protetta ed amata:
”  È questa la vita? ”
Una luce abbagliante come un sole accecante le spalancò gli occhi al mondo mentre il pianto si placava sulla suadente voce della sua mamma che accogliendola sul petto le porgeva il primo nutrimento d’amore caldo e biancastro quel primo pasto al profumo di vita.
Viaggiare a ritroso nella mente dei ricordi più intimi e mai esplorati, fu per Angelica la più bella esperienza della sua vita, ripercorrere quei momenti per poterli memorizzare per sempre in lei, un sogno diventato realtà.
Angelica uscì dallo studio medico ancora intontita, intorpidita da quel sogno ipnotico che l’aveva catapultata in un passato così remoto che non avrebbe minimamente immaginato potesse rivivere nella realtà.
“È questa la vita? “, continuava a ripetere, è il miracolo d’amore più grande che possa esistere!
Ora Angelica aspetta il suo primo figlio, ogni giorno prende consapevolezza del dono che cresce in se, quel dono che la renderà immortale.

Cresy Crescenza Caradonna

(I fatti e i nomi sono puramente casuali ed immaginari)

Fiore di vita

Vita pulsante
vita cercata
vita amata

battiti serrati nel cuore
in un’esplosione d’amore

immensa ragnatela della mia anima
come luce dorata riflessa della mia solitudine
raccolgo un fiore all’alba
la terra ammutolita respira il mio respiro

è vita pulsante
vita cercata
vita amata perché bruci come fiamma
il desiderio vivo di te
fino alla fine di me.©


Cresy Crescenza Caradonna


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” Poesia “
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Orgoglio_ poesia di Crescenza Caradonna

ORGOGLIO

Passa il tempo
scalpitii mi afferrano l’anima salgono scendono
percorrono senza sosta il mio silenzio
inghiotto a mala pena
l’inquietante mistero del mio essere,
m’ inchino a te vita
sussurro sgomenta parole senza senso
come rabbia rinchiusa per lungo tempo
s’erge abbattendo i muri dell’inaccessibile
ovunque andrò fin dove mi condurrà la via,

annodo l’orgoglio
respiro col cuore
disegno una nuova vita
furto immobile e muto
arrotolo la pergamena del mio passato.
Cresy CrescenzaCaradonna
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In concorso al Premio Nazionale
RONCIO D’ORO
Città di Ronciglione

 

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….

Festival della pace_Bari_

BUONA DOMENICA!
Cresy for you

Crescenza Caradonna

Crescenza Caradonna.

🌞

‘I numeri primi’ Poesia di Cresy Crescenza Caradonna

Nessun testo alternativo automatico disponibile.

 

 La solitudine dei numeri primi
Paolo Giordano

 

 

«I NUMERI PRIMI»

Uno
tre, cinque, mille cassetti apro e chiudo
scrigni segreti del mio io,

a te decifrare quello giusto
quello che ti porterà ad aprire il mio cuore intriso d’anima ribelle

mille e più ne divorano la carne
l’abbeverano lentamente di fragile sapere

l’ io folle
l’ io razionale
l’ io viscerale

io solo io sempre io nella solitudine dei numeri primi.@

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Solo Poesia di Cresy

Album:

Poesie…” Depositi di rugiada “

….

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Ricordi di un sopravvissuto – Racconto di Danilo Forte

Il racconto di un giovane scrittore ospite del mio blog.

Crescenza Caradonna

“Ricordi di un sopravvissuto”©

  (04/12/2011)
Di Danilo Forte©

E’ triste quando vengono alzate le armi fra fratelli,
amico contro amico, uomo contro uomo;
nefaste le morti, futili i motivi, inutile il sangue.

Mai, mai, come il 16 aprile la natura umana rivelò la sua crudeltà, in quella ricordata come la Battaglia di Primo Paradiso.
Io c’ero, ero lì sul campo dove o perso il migliore amico e dove è morto mio fratello… chi sono non ha importanza, l’importante è solo ricordare.

In un solo giorno persero la vita quasi mezzo miliardo di persone a me e a te simili, mie fratelli come tuoi.

La guerra è dentro l’uomo, nella sua natura e imprescindibile da esso, non lo dico io ma i filosofi da mille anni a questa parte; ci siamo abituati, abbiamo sempre combattuto, per la sussistenza, le credenze, l’autodeterminazione e la libertà. Niente scandisce meglio la storia umana della guerra, dalle tre Guerre Mondiali a quelle Marziane, prima che l’uomo lasciasse il Sistema Solare, alla Guerra del Primo contatto, quella del Confine d’Orione e quella dell’Unione:
Storie sangue, morte e speranza.
Ed è cosi che vedevamo la guerra della Secessione, solo un altro capitolo tra le infinite guerre combattute prima e quelle infinite che verranno, purtuttavia non ci saremmo mai aspettati tanta crudeltà.

Dopo la dichiarazione di Secessione del 9 febbraio, eravamo tutti, noi Marines di istanza sulla terza luna di Primo Paradiso, tesi e preoccupati. Il comando e l’intelligance si aspettavano a breve una mossa dei secessionisti contro i sistemi chiavi. Ovviamente non avevano i numeri per un attacco diretto a ciascuno dei tredici sistemi, avrebbero puntato su uno solo, e sapevamo che sarebbe toccato a noi visto ciò che rappresentava  Primo Paradiso, il primo pianeta colonizzato dagli uomini nonché secondo solo alla Terra per popolazione; tuttavia non temevamo una sconfitta data la guarnigione del pianeta che quei giorni contava la Humanity, una corazzata classe Overlord, pressoché indistruttibile o almeno così noi credevamo.

Ricordo che già il 14 Aprile la griglia esterna del sistema mostrava anomalie, il Sergente le definì semplici fluttuazioni solari…
Non lo erano; la notte del 15, alle 25:22 ora del sistema, i tre quarti della flotta coloniale saltò a quattro ore circa dal Pianeta. L’allerta scattò:
Eravamo pronti, sapevamo tutti cosa fare, scendere sul pianeta ed evacuare i civili nei rifugi dove sarebbero stati al sicuro da un eventuale bombardamento orbitale e difenderli se necessario fino alla morte.
Non ebbi il tempo di salutare né mio fratello sul pianeta né Sarah che si trovava su Marte dai suoi genitori, mi ritrovai a pensare che probabilmente non gli avrei mai più rivisti.
Io e Jym, il mio commilitone nonché migliore amico, prendemmo il primo trasporto diretto sulla superficie, al rifugio n°29 nei pressi della capitale Eden’s Garden.

Ricordo l’inizio della battaglia orbitale dall’oblò del trasporto, i lampi degli acceleratori, il balenare dei proiettili nel vuoto dello spazio e le accecanti esplosioni dei siluri a fusione… uno spettacolo di morte, ma magnifico.
Vedevo l’Humanity in prima linea fronteggiare orgogliosa il nemico, eppure era in difficoltà, cosa stava succedendo? Poi l’impossibile… un’enorme esplosione squarciò lo scafo della nave che poco dopo esplose insieme ai ventimila e più membri dell’equipaggio.
Persa l’ammiraglia la battaglia era segnata, mio nonno diceva sempre “taglia la testa al serpente ed anche il resto del corpo morirà!”; i difensori combatterono fino all’ultimo per dare tempo ai civili di evacuare le città; sono stati tutti degli eroi.

Quando atterrammo sul pianeta, l’evacuazione era a buon punto e mi diressi con il mio plotone al rifugio n°29, sarebbe stato un lungo giorno.
Erano circa le tre, ricordo, quando Jym mi chiese se credessi in Dio, come spesso faceva quando era teso, io ero sempre stato ateo mentre lui era un fermo credente, ma se gli avevo sempre risposto che erano solo stupide credenze vecchie di tremila anni, quel giorno, quel giorno non risposi, anche io avrei voluto aggrapparmi ad una speranza, come lui faceva… ma Dio non esiste, c’è troppo male in questa Galassia…

Alle cinque iniziarono i bombardamenti, vidi i palazzi di Eden’s Garden venir colpiti uno ad uno… controllai il mio fucile, pensai che la battaglia fosse imminente. Non sapevo che in quel momento a milioni morivano sotto i colpi delle navi che dall’orbita mietevano vittime come grano maturo al tempo del raccolto. Tanti rifugi crollarono sotto i colpi, ma il nostro non fu colpito neanche una sola volta , il 29 mi aveva portato fortuna.
I bombardamenti continuarono per quaranta ore, le esplosioni martellavano costantemente la mia tempra e i miei nervi, come quella di tutti; non volevano conquistare il pianeta ma solo raderlo al suolo. Poi ci fu solo silenzio, neanche gli animali, i pochi sopravvissuti, osavano far rumore:
cosa stava succedendo? Erano giunti i rinforzi? O si erano semplicemente stancati di colpirci?
Eravamo tagliati fuori dal mondo, il silenzio radio era d’obbligo per non rivelare la posizione del rifugio…
Non potevamo asserragliarci nell’inazione, il sergente chiese volontari per una ricognizione… Jym non esitò e si fece avanti, era inquieto, gli stimolanti gli facevano sempre questo effetto. Andai anche io, eravamo insieme dai tempi dell’accademia, non avrei potuto fare altro.

Una volta usciti lo affrontai, cosa gli era saltato per la testa? Erano tutti morti la fuori eppure era convinto del contrario, sosteneva di avere un presentimento… quella sua stupida religione, eppure una volta salvammo un nostro compagno allo stesso modo, però mi beccai un proiettile quella volta…

Tuttavia quel giorno non toccava a me, ma a lui; quando vidi la cannoniera coloniale [una specie di elicottero] era troppo tardi, gli urlai con tutto il fiato che avevo in corpo di mettersi al riparo ma fu inutile, Jym fu colpito dritto al cuore e morì ancor prima di accasciarsi al suolo, ho sempre voluto credere che “Dio” non abbia voluto farlo soffrire.
Corsi al suo corpo, che ancora non sapevo morto ma toccò a me, fui colpito al petto e caddi a terra… la corazza mi salvò la vita, fabbricata su Marte, roba di qualità.
Ricordo solo il freddo ed il dolore… pensai a mio padre, anche lui era stato un soldato morto sul campo, ma soprattutto pensai a Sarah…

Non ho mai capito cosa abbia visto in me, lei era una marziana, aveva studiato sulla Terra e viaggiava per tutta la Via Lattea nelle sue ricerche di xenobiologia; io al contrario non ero mai andato oltre l’ultima luna di Primo Paradiso, un patetico contadinotto di periferia. La prima volta ci incontrammo ad una conferenza sulla terraformazione a cui mi trovavo per caso, non avevo mai creduto all’amore a prima vista.

Perdevo molto sangue, Jym non si muoveva, ma non volevo morire: fermai l’emorragia con  la soluzione proteica e mi iniettai gli antidolorifici… mi trascinai al suo corpo e provai a sentire il suo cuore che però non batteva, probabilmente non gli rimaneva più un cuore… era morto. Pensai di seppellirlo, per la sua religione era importante, ma ero messo molto male e dovevo fare rapporto al Sergente prima che mandassi fuori altri ragazzi a morire. Tornai al rifugio mosso dalla sola forza della mia volontà più che da altro. Avvisai il Sergente, non ricordo altro.

Quattro giorni dopo mi risveglia a bordo della Ippocrates, la prima nave medica delle federazione, avevano scomodato la 1° flotta del sistema solare, si era deciso di fare sul serio anche se troppo tardi.
L’infermiera, Olivia, mi raccontò cosa fosse successo mentre ero privo di sensi, non c’era più un pianeta ma solo un ammasso di macerie e di corpi.
Quei bastardi non ebbero nemmeno il coraggio di combattere, all’arrivo della flotta Confederata si erano ritirati di gran lena.
Infine mi chiese se conoscessi una certa Sarah Liberogue che aveva fatto di tutto per avere mie notizie, solo allora realizzai che avrei potuto perderla per sempre, che sarei potuto morire…

Fui congedato con onore e medaglia al merito, una magra consolazione…
La battaglia più dura della mia vita nella quale avevo perso più di tutte le altre e non avevo sparato neanche un colpo; la vita è a volte così beffarda.

In nove mesi la Guerra finì, vincemmo “noi”, ma a quale prezzo?
Cinque miliardi di morti e la maggior parte dei sistemi esterni devastati dalla guerra…uomo contro uomo…
L’umanità dopo fu più unita che mai, nel ricostruire e nel leccarsi le ferite…
Ma le mie non si sono mai rimarginate, neanche dopo tutti questi anni.
Adesso sono tranquillo con Sarah e James, il nostro primo genito, eppure ho perduto per sempre una parte di me, uccisa dalla Guerra.
L’unica cosa che posso fare, è sperare che le prossime generazioni imparino dagli errori della nostra e che non si dimentichi cosa è successo.

La speranza… spesso vana.

Ricordi di un sopravvissuto, 2827 A.D.

©

VIETATO COPIARE L’INTERO O STRALCI DEL RACCONTO 

PER NON INCORRERE NELLE SANZIONI VIGENTI   ©   

BUONA LETTURA

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