COLTIVA UN QUADRO: “MADONNA DAL COLLO LUNGO” DEL PARMIGIANINO

Pittori Italiani

IL PARMIGIANINO

21 luglio 2020 scritto da Cresy Caradonna

Kunsthistorisches Museum Parmigianino, Autoritratto entro uno specchio convesso, 1524

Parmigianino, pseudonimo di Girolamo Francesco Maria Mazzola (Parma, 11 gennaio 1503 – Casalmaggiore, 24 agosto 1540), è stato un pittore italiano, fondamentale esponente della corrente manierista e della pittura emiliana in generale.

L’appellativo “il Parmigianino”, oltre che dalle origini, gli derivò dalla corporatura minuta e dall’aspetto gentile.

Le opere di Parmigianino si attengono a precise regole di stile basate su:

  • Eleganza decorativa
  • Preziosità formale
  • Ricercato virtuosismo compositivo.

Il Parmigianino si rivela un artista elegante ma anche decisamente eccentrico. Le sue opere sono ricche di simbolismi e invenzioni originali e stravaganti. Egli elabora uno stile personale che rifiuta le convenzioni, ad esempio arriva a rifiutare le proporzioni naturali delle figure ed anche la spazialità non rispetta i canoni tradizionali.

“Madonna dal collo lungo” opera conservata nella Galleria degli Uffizi a Firenze

L’opera di Parmigianino (Girolamo Francesco Maria Mazzola), Madonna con il Bambino e Angeli, comunemente detta “Madonna dal collo lungo”, è una delle tele più note del Manierismo italiano.
Elena Baiardi Tagliaferri, sorella del protettore dell’artista, la commissiona al pittore per destinarla alla Chiesa dei Servi di Parma ma l’opera rimane incompiuta per la precoce morte dell’autore, lo sfondo infatti ed altri particolari sono incompleti.

Nel dipinto “Madonna dal collo lungo” Parmigianino esprime una bellezza particolare, molto artificiosa e raffinata. Tutte le figure sono allungate, anche la Vergine la cui fisionomia è sinuosa e con un innaturale lungo collo. La Madonna ha inoltre una posa ambigua, instabile e non si capisce bene dove sia seduta, anzi non si sa se sia realmente seduta o solo appoggiata.
L’acconciatura è molto raffinata. La veste bianca si increspa e aderisce molto all’anatomia del corpo, si vede addirittura l’ombelico. Sulle spalle indossa un manto blu. Le tinte sono fredde.
La mano destra dalle dita affusolate tocca lievemente il cuore ed il suo sguardo è rivolto verso il basso con un leggero sorriso, tuttavia appare distaccata.
La Madonna tiene in grembo un inquietante bambino addormentato, dal corpo molto allungato e il volto quasi da vecchio, gli occhi chiusi. Dorme ma sembra morto, il corpo nudo e pallido, le braccia cadenti e la posa abbandonata. Con questa scelta l’artista vuole anticipare il futuro del Bambino, è un preludio della sua morte, sottolineato anche dalla posizione iconografica tipica del corpo di Cristo deposto; il Cristo morto sulle gambe della madre (stessa posa della Pietà di Michelangelo).
Gli sguardi di tutti convergono verso il corpo inerme di Cristo.

La composizione della “Madonna dal collo lungo” è asimmetrica, vistosamente sbilanciata verso gli angeli che si affollano intorno alla Madonna e al Bambino, tutti schiacciati sulla sinistra mentre a destra lo sguardo si spinge in profondità. Le figure maschili sono molto femminili, androgene, ambigue. Sono angeli non puttini ma adolescenti ed appaiono le figure più dinamiche che evocano la vivacità e la curiosità di bambini comuni e non di esseri celesti.
In particolare un giovane efebo all’estrema sinistra ha un’anfora e sopra l’anfora è tracciata una croce, anche in questo modo si richiama il futuro mostrando al Bambino la prospettiva del martirio in croce.
La luce che illumina le figure proviene da sinistra. I colori sono freddi, predominano il blu e l’avorio. La prospettiva è assente.

L’ambientazione è abbastanza vaga, non si sa se è un interno o un esterno perché a sinistra c’è un drappeggio ma dietro alla Madonna c’è un paesaggio. Anche l’architettura risulta incompiuta con un’enorme colonna classica priva di capitello e sullo sfondo un paesaggio nuvoloso. Accanto ad essa un uomo dalle dimensioni sproporzionate, estremamente ridotte; si tratta del profeta San Gerolamo nell’atto di srotolare una pergamena mentre guarda indietro sopra la propria spalla. Alla sua sinistra doveva presumibilmente essere dipinto un altro personaggio di cui si intravede il disegno di un piede.
Tutte le ambiguità del dipinto portano a pensare che Parmigianino stia rinunciando ai canoni proporzionali del Rinascimento per sperimentare.

(notizie e ricerche dal web arte)

PARMIGIANINO E CORREGGIO

Il Parmigianino si forma nell’ambiente di Parma a contatto con l’esempio di Correggio ed a Parma realizza gli affreschi per la chiesa di San Giovanni Evangelista (1521-1524), la sua prima commissione di una certa importanza.
Parmigianino nelle sue prime opere è fortemente inspirato dall’arte di Correggio ma l’evoluzione della sua produzione artistica rivela  che la sintonia con questo grande pittore è solo parziale. A differenza di Correggio, la cui arte mira a superare il manierismo per aprire la via al barocco, Parmigianino si radica in un’interpretazione in senso nettamente manieristico. Parmigianino non è un pittore d’istinto, non ha un temperamento sentimentale ma è sofistico, è un esteta, un raffinato. Già dalle sue prime opere dai colori vivaci e compatti, tanto da sembrare smaltati, Parmigianino si distingue dallo stile di Correggio.


Madonna dal collo lungo (particolare) (1533)


Parmigianino, ritratto maschile galleria borghese



Il Ritratto di giovane donna detta Antea  (1535 ca.)costituisce uno dei vertici del virtuosismo e degli incredibili effetti ottici di Francesco Mazzola detto il Parmigianino (Parma, 1503-Casalmaggiore, 1540).

La giovane donna,elegante ed enigmatica, dall’abbigliamento aristocratico e ricercato, è solo apparentemente ferma, ma in realtà è colta nell’atto di girarsi, come suggerisce la manica destra ingrandita in primo piano e il movimento della gamba sinistra che si intuisce dallo scostarsi della veste.

Ma chi è la misteriosa donna ritratta?

In passato, è stata riconosciuta come Antea, una cortigiana amata dal Parmigianino al tempo del suo soggiorno romano (1524-1527), ma a tutt’oggi l’identità della fanciulla resta oscura.

Tra le ultime opere eseguite dall’artista, morto appena trentasettenne nel 1540, la Lucrezia spicca per i preziosismi dorati delle stoffe e dei capelli e per la lucentezza degli incarnati, che sembrano, più che dipinti, intagliati nell’alabastro.


@21 luglio 2020 scritto da Cresy Caradonna

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