ESSERE MINORE NELL’INFERNO INVISIBILE DELL’AFRICA SUB SAHARIANA di Eduardo Terrana

ESSERE MINORE NELL’INFERNO INVISIBILE DELL’AFRICA SUB SAHARIANA

di Eduardo Terrana

Si usa spesso dire che tutti nasciamo eguali, ma per certi versi questa affermazione si rivela errata se riferita ai minori. Un bambino che ha la fortuna di nascere e crescere in un paese civilizzato, avrà i suoi diritti garantiti e potrà contare su un futuro certo. Ma un bambino che nasce in un paese sottosviluppato,fortemente arretrato, dove ancora è forte la superstizione, la pratica della stregoneria e l’uso di crudeli riti tribali, qual è l’Africa sub sahariana, rischia anche la morte per motivi assurdi. Succede in quest’angolo di mondo, ignorato dalla civiltà, che si consuma, tra l’altro, la tragica ed assurda realtà dei cosiddetti “ bambini stregoni”. Bambini fragili ed indifesi, di età tra gli 8 e i 14 anni, solitamente orfani, , albini, caratteriali che manifestano: testardaggine, aggressività, carattere introverso, oppure bambini nati prematuramente, o gemelli, o bambini che vivono nelle strade, o, ancora, bambini handicappati, ritenuti socialmente non accettabili, bambini che meriterebbero tutti particolare attenzione, considerazione, affetto e si trovano, invece, ad essere carcerati, violentati , torturati e destinati anche alla morte perché considerati stregoni!

La stregoneria è una pratica nefasta ancora molto diffusa nell’area sub sahariana.

E’ ancora l’Unicef a rilevare, con dati agghiaccianti, gli effetti drammatici prodotti da questa credenza popolare che vede nei bambini stregoni non solo i colpevoli di maledizioni a membri della propria famiglia ma anche gli untori colpevoli di provocare malattie gravi, quali la tubercolosi, la malaria, l’HIV e l’AIDS, e ancora: la povertà, la disoccupazione, l’assenza di pioggia e l’infruttuosità dei campi. Ricordiamo, ad esempio, che negli ultimi dieci anni in Nigeria oltre 15.000 bambini sono stati accusati di stregoneria e nella capitale del Congo, Kinshasa, il numero sale a 20.000, di cui 2000 i morti accertati. E non c’è distinzione di sesso, la sorte non muta che si tratti di bambino o bambina.

Sono i Pastori, i sedicenti religiosi, ai quali le famiglie si rivolgono, ad emettere la sentenza di stregoneria e sono sempre loro i carnefici che sottopongono i bambini a sevizie e torture indicibili sino a sentenziarne la morte.

Basta un evento negativo di qualsivoglia genere o natura, che, ad esempio, possa essere la morte di un parente o la perdita di un impiego, o lo svilupparsi di una malattia, per scatenare la caccia al capro espiatorio, che viene facilmente trovato tra bambini che non hanno alcun mezzo per difendersi. Il fenomeno si alimenta d’ignoranza, di assurde credenze tribali e delle condizioni di miseria della gente. Contribuiscono notevolmente la forte credenza nei riti magici e nell’uso di esorcismi, sfruttata dai Pastori per convincere le famiglie, dietro irrisorio compenso, a privarsi dei loro figli marchiati di stregoneria. Contribuiscono, inoltre, i conflitti, numerosi nell’area, che causano un notevole numero di orfani, e il forte incremento urbano delle città che favorisce la disgregazione delle famiglie.

Situazioni, queste, che creano le condizioni più favorevoli al radicamento ed allo sviluppo di questo genere di pratiche.

Una sorte diversa, poi, è praticata ai bambini albini che vengono destinati al mercato occulto. Ritenuti figli maledetti di una relazione incestuosa tra divinità, gli albini vengono uccisi nell’ assurda convinzione che rendano le persone più ricche e potenti. Una volta uccisi, diverse parti del loro corpo vengono usati per preparare pozioni magici o per fabbricare amuleti o essere semplicemente venduti.

Un’altra assurda credenza è, poi, quella secondo cui è possibile guarire se viene consumato un rapporto sessuale con una bambina albina, a sua volta stuprata ed uccisa.

E’ questo il volto della più tremenda tragedia di questa Africa invisibile dove la realtà dei diritti negati ai minori ancora oggi è più attuale che mai.

La modernizzazione, la globalizzazione, la crescita culturale e sociale, l’emancipazione delle donne, la scolarizzazione diffusa, il rispetto dei diritti umani, la speranza di un futuro, sono traguardi che appaiono molto lontani, anzi sono inesistenti, come è inesistente, in questa parte del mondo, per tanti minori, il diritto alla giustizia. Ancora una volta, al riguardo, le cifre dicono più delle parole. Risultano oggi più di 28.000 minori, tra cui anche disabili e ragazze, messi in carcere anche per futili motivi , senza un processo regolare, senza nessuna difesa legale e tutela dei loro diritti. Nei centri di detenzione, poi, questi minori subiscono anche pene corporali, ritenute accettabili dal sistema di giustizia formale, che ammette anche l’uso di pratiche violente, inclusa la violenza sessuale e persino la tortura.

Altra violenza è quella che si consuma in danno di tanti minori che vengono arruolati con la forza e avviati in operazioni di guerra in sfregio ad ogni norma di tutela di diritto minorile ed in particolare della Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia che vieta espressamente l’impiego di minori nei conflitti armati.

L’Africa dei diritti negati ai minori si concentra in particolare in Niger, il Paese al mondo dove l’infanzia è più a rischio, poi in Mali, Repubblica Centrafricana, Ciad, Sud Sudan,Angola, Benin, Camerun, Repubblica Democratica del Congo e Somalia. Quest’ultima, peraltro, risulta essere l’unico paese dell’ONU a non avere ancora né firmato né ratificato la Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia.

Cambiare questo stato di cose non sarà facile. Servirà un impegno straordinario e un grande sforzo di volontà e disponibilità, per avviare e realizzare un vasto piano di trasformazione, di crescita, di modernizzazione e di sicurezza generale, che faccia leva sul dialogo e impegni ampie risorse finanziarie e strutturali, per portare la luce della civiltà in questi Paesi e dare, finalmente, visibile riconoscimento e rispetto ai diritti dei minori, liberandoli dal giogo della povertà, dell’ignoranza e della violenza.

All’orizzonte, però, non si profilano favorevoli linee d’intesa e d’intervento in tal senso, anche per l’ostinata resistenza dei Capi delle numerosissime tribù, restie ad ogni innovazione che preveda l’abbandono di credenze e pratiche tribali che si tramandano da sempre.

La prossima “Giornata mondiale dell’Africa”, che si celebra dal 2002 ogni anno il 25 maggio, sarà opportuno allora che ricordi agli occhi del mondo e dei governi anche la grave realtà della regione sub sahariana, unitamente agli altri gravosi problemi che ancora affliggono il continente africano, tra cui la povertà e l’esclusione sociale.

La strada per un mondo migliore passa, necessariamente, attraverso il riscatto civile, sociale, umanitario, morale, del continente africano.

Eduardo Terrana

Saggista e Conferenziere internazionale su diritti umani e pace

Diritti riservati all’autore

Classificazione: 10 su 10.

“QUANDO NASCE UNA VITA” di Cresy Caradonna

“QUANDO NASCE UNA VITA” Quando nasce una vita…è come un tenero germoglioche vede la luceè nuova linfaè quella speranza attesa, quando nasce una vitaun raggio di sole filtrasenza chiedere sfidando il buio, quando nasce una vitastringi al petto la felicità, conti le albe ed i tramontiin modo diversotutto cambiatutto ha un senso, una nuova vitaèLeggi tutto ““QUANDO NASCE UNA VITA” di Cresy Caradonna”

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