IL DECADENTISMO di Eduardo Terrana

IL DECADENTISMO E LE SUE POETICHE

di Eduardo Terrana

Tra la fine del 1800 e gli inizi del 1900, si registra in campo letterario un sostanziale cambiamento. Il poeta entra in crisi vedendo fallire gli obiettivi di guida che aveva durante il Romanticismo e si scopre incapace di risolvere i mali della società.
Si sente emarginato. Subisce, allora, un ripiegamento in se stesso che si traduce in un atteggiamento vittimistico e d’impotenza nell’affrontare, non da protagonista, le varie esperienze della vita. Il poeta perde, così, la sua fiducia nella ragione e si sente pervaso dal senso della sconfitta. Prova a guardarsi intorno e scopre un curioso interesse verso il mondo del mistero. A questo mondo, allora, cerca di intendere ed anatomizzare il proprio sentire, e, isolandosi sempre più in una sdegnosa solitudine, solo circondato dalla bellezza e dall’arte , da vita ad una poesia fortemente intimistica e staccata dal contesto sociale.
L’atteggiamento di questi poeti, fu definito “ decadente” dalla critica ufficiale, che lo usò in senso dispregiativo, perché esaltava l’individuo e rifiutava gli ideali della società costituita, la fiducia in un mondo più giusto, l’impegno politico e perché esprimeva il turbamento ed il disorientamento delle coscienze, la crisi dei valori e la sensazione di crollo di una civiltà.
Il termine, recepito dai nuovi poeti come un titolo di merito proprio del disprezzo dei critici, venne poi adottato ufficialmente per esprimere la poetica del loro movimento letterario: “il Decadentismo”, e rappresentare lo stato d’animo da loro espresso caratterizzato : dal tedio della vita e dal senso di vuoto e del nulla, dal desiderio di autodistruzione, ovvero da una non volontà.
Sostanziale e antitetica, pertanto, appare la differenza del poeta decadente rispetto al poeta romantico, che si muove secondo i seguenti obiettivi guida:
la rivalutazione del sentimento e della passione; l’affermazione della fantasia; l’esaltazione delle differenze individuali; il rifiuto della ragione, attraverso cui l’uomo poteva risolvere ogni problema, sia sotto l’aspetto dell’analisi interiore, ricercando ed analizzando sentimenti e passioni, sia sotto l’aspetto storico e sociale dell’analisi del reale; l’aspirazione ad evadere dalla realtà, perché la sente come una prigione che lo spinge a cercare i valori assoluti: Dio, l’amore perfetto, gli ideali più alti della Patria e dell’Umanità; il bisogno di una Unità nazionale; il recupero dell’importanza della storia; la religione, intesa come rivalutazione della fede cristiana, perché si avverte il bisogno di dare un significato alla propria vita; la letteratura, che deve essere popolare con un fine didattico e deve consentire la conoscenza delle verità; l’arte,che deve trovare la fonte d’ispirazione nelle tradizioni del popolo; la storia, attraverso cui gli uomini devono capire se stessi e la loro origine; la Natura, vista come oggetto di rappresentazioni pittoriche e letterarie.
In contrapposizione a questa poetica il poeta decadente manifesta il rifiuto del mito della Ragione, che giudica uno strumento di ricerca inadeguato e sostiene che le verità più profonde si colgono coi sensi ed i misteri si svelano con l’intuizione; e inoltre:il senso di solitudine; l’incapacità di comunicare con gli altri; la stanchezza spirituale; la mancanza di ideali.
Diversamente, inoltre, dal poeta romantico, che aveva reagito alle sue delusioni con un atteggiamento eroico ed aveva manifestato una forte volontà di lotta per i suoi ideali e per un’opera di costruzione nella società, il poeta decadente si lascia vincere dal senso di smarrimento, ed è vittima di un languore che lo priva di ogni energia, di ogni combattività, di slanci creativi, che lo portano all’abbandono di ogni ideale e ad un pessimismo radicale.
Un atteggiamento che esprime il rifiuto della società industriale, che aliena l’individuo e lo depriva della sua dignità, e la sfiducia verso la scienza, che non appare più tanto certa e sicura.
Una realtà che il poeta in particolare avverte negativamente con uno stato d’animo che lo fa sentire in conflitto con se stesso e con gli altri, e che tenta di superare attraverso la poesia e per mezzo dell’arte, in una visione estetizzante della vita e di un mondo idealmente perfetto.
Il Decadentismo, pertanto presenta una nuova spiritualità, fondata sul sentimento ossessivo del mistero e dell’irrazionalità, che ripudia la ragione in nome delle forze oscure del subcosciente che prevalgono sul sentimento e sostiene che la conoscenza della realtà non è possibile attraverso l’esperienza, la ragione, la scienza, ma soltanto attraverso la poesia, il cui carattere di intuizione irrazionale e immediata può attingere il mistero ed esprimere le rivelazioni dell’ignoto.
La poesia , allora, perde il suo carattere rappresentativo della realtà storica e sociale, di idealità sociali e civili, e diviene la più alta forma di conoscenza, perché è suprema illuminazione, momento di rivelazione dell’Assoluto, atto vitale che sa: cogliere le arcane analogie che legano le cose; scoprire la realtà che si nasconde dietro le loro effimere apparenze; esprimere i presentimenti che affiorano dal fondo dell’anima.
In tale accezione la parola, allora, perde la sua funzione di comunicazione logica e razionale e di rappresentazione di sentimenti ed immagini concreti ed assume un valore puramente evocativo dell’impressione intima che suscita per la sua virtù di ricreare, attingendo alla profondità del subconscio, la zona più remota e buia dell’anima, sensazioni in maniera suggestiva.
Nasce così la poesia del frammento rapido e illuminante, denso di significati simbolici, che si propone di fornire una maggiore consapevolezza del mistero, inteso non più come rivelazione della ragione o della scienza ma come indicazione di stati anormali ed irrazionali dell’esistere: la malattia, il delirio, il sogno, l’allucinazione.
In tale accezione il “Decadentismo” rappresenta l’esasperazione della tendenza alla contemplazione di un mondo connesso alle tematiche della vita interiore, del mistero e del sogno, e all’espressione di un soggettivismo estremo.
Da questa nuova condizione di spirito si sviluppano, in momenti diversi, varie correnti letterarie, tutti aventi, però, come denominatore comune una nuova tipologia di poeta: il Veggente, ovvero colui che vede e sente mondi arcani ed invisibili in cui chiudersi per ricercare e scoprire l’universale corrispondenza e analogia delle cose.
Non più, pertanto il poeta vate del romanticismo o promotore della scienza nell’illuminismo o cantore della bellezza nel rinascimento, ma un poeta più proiettato
alla scoperta del sé interiore e del mistero, variamente interpretati e vissuti, da cui originano le due fondamentali poetiche del Decadentismo: il Simbolismo e l’Estetismo e da questo il Panismo.
Il Simbolismo, come dimostrazione della dimensione dell’inconscio.
L’Estetismo, come esaltazione del culto della bellezza.
Il Panismo, come tendenza del confondersi e mescolarsi con il “Tutto” e con “l’Assoluto”.
In Italia, il Simbolismo ebbe il suo rappresentante di spicco in Giovanni Pascoli, nel quale la connotazione decadente si evidenzia nel senso profondo del mistero che egli avverte e dal quale si sviluppa la “poetica del fanciullino”.
L’Estetismo ed il Panismo, ebbero in Gabriele D’Annunzio il migliore interprete, e ne sono espressione, rispettivamente, il romanzo “ Il Piacere” e l’opera Alcyone.

Eduardo Terrana
Saggista e Conferenziere internazionale su diritti umani e pace
Tutti i diritti riservati all’autore

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pugliadaamareonline@gmail.com
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