PROSPETTIVA INQUIETANTE UNA EPIDEMIA SENZA FRONTIERE Di Eduardo Terrana

                                         PROSPETTIVA INQUIETANTE

                   UNA EPIDEMIA SENZA FRONTIERE  

Di Eduardo Terrana             

Mi preoccupa già tanto la situazione italiana dell’epidemia del coronavirus con la sua crescita esponenziale e  con  il suo  alto numero di morti, che ha già superato quello verificatosi in Cina.
Ma il pensiero va oltre e una prospettiva inquietante si affaccia alla mente. Che succederà se e  quando il virus raggiungerà le popolazioni più fragili e prive di risorse dei paesi, cosiddetti, sottosviluppati?

Quali ne saranno gli effetti quando il virus entrerà nelle baraccopoli  poverissime: delle favelas  brasiliane, dei barrios messicani,  delle township del Sudafrica; delle  slum delle ex colonie britanniche, come Kenia e India; delle tante bidonville , espressione della povertà più povera coniugata in varie lingue, ormai presenti un pò in tutti i Paesi  del mondo,  e dove vivono anche  da tre a 10 persone in una stanza?
Aree della peggiore miseria umana, le baraccopoli sono agglomerati, a forte intensità abitativa,  di dimore precarie, spesso ubicate  ai margini delle megalopoli e  molto diffuse, in particolare, nelle grandi aree urbane del Sud-est asiatico, dell’Africa subsahariana e dell’America meridionale.  
Quanto si paventa non costituisce un problema da poco se si considera la concentrazione umana presente in queste aree e la possibilità di un contagio virale velocissimo a diffondersi, in pochissimo tempo, caratteristica del Covid 19,  che immancabilmente produrrebbe un alto numero di morti nelle persone, anche per le pessime condizioni di vita igienico-sanitarie ed alimentari in cui queste  persone vivono negli agglomerati, gravemente carenti, tra l’altro,  di acqua potabile, e già  esposti al rischio di  contrarre il maggior numero di malattie, tra cui il colera, la febbre tifoide, l’aids,  il dengue.
Ne discende che la fragilità dei corpi di questi  soggetti, non resisterebbe all’urto del coronavirus  covid 19 e sarebbero in tanti a soccombere.
Si può avere un’idea della catastrofe se solo si considera  l’insediamento abitativo nelle più popolose baraccopoli del mondo, quali sono, ad esempio: Ecatepec e  Neza-Chalco-Itza, entrambe in Messico,  dove vivono 6 milioni di persone, nella prima, e   4 milioni di persone,nella seconda;  Kibera, in Kenya, con 2,5 milioni di persone; Orangi Town, in  Pakistan,  con  1,8 milioni di persone; Manshiet, in Egitto,  con 1,5 milioni di persone; Khayelitsha, in Sud Africa, con 1,2 milioni di persone;  Dharavi, in  India, con  1 milione di persone; Petare, in Venezuela, con 370 mila persone;  Cité Soleil, ad Haiti, con  241 mila persone; Makoko, in  Nigeria, con 110 mila persone; Rocinha, in  Brasile, dove  vivono 69 mila persone. In Brasile, inoltre,  si contano circa 700 favelas, tutte situate  attorno alla città di Rio de Janeiro, che portano il numero delle persone nelle baraccopoli a cifre molto più  alte.           
Il problema, però,   va visto anche in una  prospettiva più ampia.
Il rapporto “The Challenge of  Slums” , stima che quasi un miliardo di persone  vive nelle  circa 250 000 baraccopoli variamente diffuse su tutto il pianeta in una  percentuale del 43% nei Paesi in via di sviluppo rispetto al 6% dei Paesi sviluppati. 
I dati registrano che il paese con la maggiore popolazione nelle baraccopoli è la Cina, oltre 193 milioni di persone; seguono, tra le più densamente popolate,  l’India con oltre 158 milioni di persone, la  Nigeria con circa 42 milioni di persone ed il  Pakistan con 36 milioni di persone nelle baraccopoli.  Non si può  poi sottovalutare che percentuali  molto alte di  abitanti nelle baraccopoli si trovano, inoltre,  in Etiopia, Ciad, Afghanistan e Nepal.
Esempi eclatanti, inoltre,  di sovrappopolamento sono le baraccopoli delle città: di   Mumbai , in India, con circa 12 milioni   di persone; di Città del Messico , in Messico, e Dacca, nel  Bangladesh, ciascuna con circa 10 milioni   di persone; e le città di  Lagos in Nigeria,  Il Cairo in Egitto, Karachi in Pakistan, Kinshasa nella Repubblica Democratica del  Congo, San Paolo in Brasile, Shanghai in Cina e Delhi in India, in ognuna delle quali nelle baraccopoli vivono circa 8 milioni di persone.
Il problema, pertanto,  si prospetta criticamente  serio. E riguarda tutti. Una epidemia in queste aree, pertanto,  va scongiurata in assoluto.   Formulo allora l’auspicio che l’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU), d’intesa con l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e in concorso con i governi dei singoli Stati del mondo intervenga con tempestività anche con la nomina di un Commissario straordinario che abbia il  compito   di approntare  e di gestire un piano  d’interventi  al fine di  prevenire  nel modo più ampio  possibile il contagio in queste aree assolutamente impreparate a far fronte  ad una  emergenza pericolosa per la salute dell’essere umano  quale è  quella provocata dal coronavirus covid 19.
E bisogna, anche, fare presto.  Il virus ormai  non è più dietro la porta, ma è già entrato in casa. 

Eduardo Terrana
Saggista e Conferenziere su diritti umani e pace

Tutti i diritti riservati all’autore.

Categorie: Tag:

LASCIA UN COMMENTO...GRAZIE!

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...